Vajont, l'onda lunga. Quarantacinque anni di truffe e soprusi contro chi sopravvisse alla notte più crudele della Repubblica

by: Lucia Vastano

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Vajont, l'onda lunga. Quarantacinque anni di truffe e soprusi contro chi sopravvisse alla notte più crudele della Repubblica
Author: Lucia Vastano

Publisher: Ponte alle Grazie

Series: Saggi

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Format: Paperback / softback

Publication date: 2008

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ISBN: 8879289705 ISBN 13: 9788879289702

Vajont, l'onda lunga. Quarantacinque anni di truffe e soprusi contro chi sopravvisse alla notte più crudele della Repubblica by Lucia Vastano

Dell'onda alta duecento metri che la sera del 9 ottobre 1963 si abbattè su Longarone, Erto e Casso, Castellavazzo e altri comuni fra Veneto e Friuli, sappiamo quasi tutto. Sappiamo che quello del Vajont fu un eccidio annunciato; sappiamo che lo Stato e l'ENEL si resero colpevoli della morte di duemila persone. Lucia Vastano prende le mosse da quella notte, dove lo spettacolo di Marco Paolini e il film di Renzo Martinelli si sono fermati, e in questo libro racconta cosa ne è stato delle tante persone che l'onda non uccise ma sconvolse per sempre, decimandone le famiglie, distruggendone le ragioni di vita, le tradizioni, i pochi beni; racconta della loro rabbia e del loro dolore, della loro speranza di giustizia continuamente delusa; racconta le indecenti trame che grandi potentati industriali come piccole cricche del malaffare hanno ordito alle loro spalle, gestendo i colossali finanziamenti per la ricostruzione; racconta le complicità della politica locale e nazionale; racconta le truffe ai danni della povera gente, indotta con le minacce o l'inganno a firmare tregue con l'ENEL in cambio di pochi spiccioli; racconta degli attentati continui alla sensibilità dei sopravvissuti e alla corretta memoria storica della tragedia. Top page

General info

Publisher & Imprint: Ponte alle Grazie

Pages: 267

Top page Departments: Italian history; Social impact of disasters;

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  1. made_by ( 21 December 2008 )

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    Ciao. Questo libro, si noti bene, risulta essere L'UNICO testo esistente sul "dopo Vajont" dal punto di vista dei Sopravvissuti e dei superstiti delle Vittime della piu' grande e misconosciuta STRAGE DI MAFIA del nostro Paese. Unici precedenti: - un breve riassunto/punto della situazione scritto dalla coraggiosa giornalista Tina Merlin a corollario del suo "Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe: il caso Vajont" a vent'anni dalla sua stesura originale in occasione della prima pubblicazione del suo libro, avvenuta vent'anni dopo la strage (nessuno ebbe il coraggio di pubblicarlo prima); - sporadici articoli giornalistici e radio-televisivi che apparivano perlopiu' in occasione della celebrazione di processi (il "processo Vajont", durato ben ventisette anni, e processi per truffe eseguite per appropriarsi dei fondi pubblici e delle donazioni raccolte che accompagnarono il "dopo" e la "ricostruzione"). Un eccezionale valore storico e documentale, quindi, per un libro che - sperabilmente scandalizzandoci - mette in luce la parte finora oscura di questa storia emblematica e "fortemente italiana". Laddove si fermano le opere di Marco Paolini (Vajont, diretta TV su Rai2, 1997) e prima di lui, di Maurizio Donadoni ("Memoria di classe", 1994, opera in due atti) e Renzo Martinelli ("Vajont, la diga del disonore", 2001), Lucia Vastano - giornalista free-lance milanese e corrispondente di guerra - inizia il suo saggio/inchiesta per dare voce e memoria a chi il "Vajont" lo visse e lo VIVE tuttora sulla propria pelle. Non a caso, il sottotitolo della prima edizione di questo libro (2003, l'anno del 40esimo anniversario del massacro) era "Quarant'anni di scandali e tragedia". Presto esaurita la prima e la seconda tiratura, poche migliaia di copie, in questa seconda pubblicazione - ampliata, riveduta e corretta seppur mancante (ancora!) di episodi sconvolgenti e mafiosi come lo SFRATTO del Comitato Sopravvissuti di Longarone (19 ottobre 2004) da parte del giovane e incredibile sindaco Pierluigi De Cesero - questo e' un libro che dovrebbe stare in ogni casa e scuola (di ogni ordine e grado) italiana. Poichè se è vero, come è vero, che tragedie come quella in questione debbono essere "di monito per le future generazioni", come recitano ipocritamente tutte (tutte!) le amministrazioni longaronesi succedutesi dal 1964 ad oggi, non può esercitarsi il diritto/dovere alla conoscenza - da parte dei cittadini italiani e del mondo - omettendo le pagine più vergognose ed emblematiche: quelle di leggi malamente applicate, di controlli mafiosamente omessi, di vite e dignità calpestate (prima in nome del "Progresso" e poi in nome dell'IMPUNITA'). Il sottotitolo di questa versione, pubblicata nel maggio del 2008 da Ponte alle Grazie e aggiornata alla mia prima condanna per "diffamazione" (un "classico", 22 Aprile 2008) di un ex plurisindaco longaronese, recita appunto: "Quarantacincque anni di truffe e soprusi contro chi sopravvisse alla notte piu' crudele della Repubblica". Il "Vajont" - purtroppo - non avra' mai FINE. Esso fu l'epilogo di una guerra invisibile che i valligiani non sapevano di stare combattendo dalla parte della carne da macello, dalla parte dei diritti da macero. La cronaca (tutta documentata!) che la Vastano produce e ci offre serve a riconoscere certi meccanismi ricorrenti nelle vicende italiane, nel Paese che inventò (ed esporto') il fascismo. Il Vajont, nebulosamente conosciuto come qualcosa che sta nel limbo della "catastrofe naturale", della disgrazia "annunciata" a meta' tra la negligenza (colpevole) di alcuni tecnici e la " imprevedibilita' " di un evento mai accaduto prima, e in quelle dimensioni, giace tuttora - proprio a causa della disinformazione/copertura della verita' e delle conseguenti responsabilita' e collusioni tra poteri - portate avanti dal 1964 dagli stessi poteri mafioso-affaristici che dal fascismo in poi hanno foraggiato imprese e politicanti e approfittatori come questi. "Razza padrona", li definiva Ernesto Rossi. A parere di chi scrive queste righe, il riuscire a capire, finalmente, la genesi e le conseguenze - soprattutto attuali - di cosa il "Vajont" ha rappresentato e rappresenta per le genti coinvolte, ma soprattutto per il cittadino/contribuente dal dopoguerra ad oggi, è o dovrebbe essere l'obiettivo ed il traguardo di questa lettura. Il caso Vajont ha generato negli anni, appunto per la sua cruenta unicita', tutta una letteratura, sia sul piano tecnico, sia su quelli letterario/giornalistico e giudiziale (su questo versante, mai abbastanza dico io). Quello che mancava finora e che questo libro colma in gran parte è stato il far sapere agli italiani tutti cosa successe dal mattino del 10 ottobre 1963 ad oggi. Oh, certo, generalmente si sa dell'abnegazione dei soccorritori; della solidarietà da tutto il mondo che abbracciò - ricordate ancora lo tsunami indonesiano del 24 dicembre 2004?? - l'Italia ed in particolare quella "sfortunata valle"; dell'impegno (gli "alti valori") nella "Ricostruzione". Fa parte insomma della "leggenda", e dell'immaginario collettivo. Le persone di una certa eta' ricordano ancora, sebbene confusamente, di quella "grossa disgrazia" di cui sentirono da bambini o di cui seppero dai giornali dell'epoca, o dalla TV in bianco e nero di quei giorni. Ma il sottoscritto, che quel giorno aveva sei anni e frequentava la prima classe elementare a Borgo Piave (a Belluno, 16 km a valle di Longarone) e vide gli effetti dell'onda, ha riscontrato una ignoranza (pilotata) sull'argomento decisamente vergognosa e francamente nauseante. Difatti, le dighe o "crollano", oppure non fanno notizia: questo spiega - meglio di ogni altro fatto - lo stupore che coglie molti scoprendo che quella del Vajont risulta l'unica diga ancora intatta ad aver causato un olocausto (termine impiegato proprio dalla Merlin) del genere. "Olocausto", per la Merlin significava il genocidio di tutta una popolazione. E in effetti, nell'ambito dell'Expo mondiale del 2008 a Saragozza (Spagna) venne coniato per il caso Vajont il piu' pertinente termine "idrocausto" (un intero popolo vallivo sterminato dall'ACQUA). Questo manufatto, costato immensamente agli italiani tutti sia in termini umani (le vittime e la distruzione ambientale irreversibile) sia soprattutto in termini economici. La diga, un abuso edilizio di azienda privata, venne finanziata con leggi ad hoc da fondi pubblici e noi - come italiani - la pagammo (profumatamente) almeno quattro volte: a) stanziamento di fondi alla SADE del conte/ministro fascista Volpi; b) pagamento del manufatto (i cui proventi restavano alla SADE); c) la "nazionalizzazione" del luglio 1963 (causa ultima della strage, per lucro) con ulteriore "ri-acquisto" da parte dello Stato; d) migliaia di miliardi pubblici (e includiamoci anche quelli raccolti dalle donazioni spontanee da tutto il mondo) stanziati in seguito al massacro per il fine della "Ricostruzione", e per i quarant'anni di rifinanziamenti della "legge Vajont" e sue modificazioni (esiste tuttora, virtualmente, una accisa intitolata al "Vajont", per la sua "ricostruzione", associata ai carburanti nazionali). Il tutto, si badi bene, senza che questa macchina assassina a doppio arco abbia mai prodotto - per gli italiani - un solo Kwh di energia. Un bell'affare senza dubbio. Tornando al libro della Vastano, vi si riscontra oggi la prefazione del senatore (di Rifondazione comunista) Paolo Cacciari. Nell'edizione del 2003, vi erano le brevi prefazioni di tre dei quattro sindaci dei paesi coinvolti: Erto e Casso (nel cui territorio giace la diga ed il torrente che le da' il nome), Vajont (il paese piu' piccolo e brutto d'Italia - non per sua colpa! -: 1 x 1 kmq., uno dei tre "Nuova Erto" della diaspora ertana), Castellavazzo (sulla sinistra Piave, in faccia a Longarone). Manca curiosamente (ma comprensibilmente, dico io) qualche parola di recensione, augurio e presentazione da parte del giovin califfo di Longarone. Il medesimo che, un anno piu' tardi, passera' alla Storia per avere, nell'ordine: - il 9 ottobre 2004, recitato la tradizionale far$a del "cordoglio" e naturalmente del "monito alle future generazioni", e "mai piu' altri Vajont", e col solito mantra del "rispetto e Memoria per Vittime e familiari"; - il 18 ottobre 2004 diviene (viene "proclamato") l'auto-presidente della santa e pia "Fondazione Vajont 9 ottobre 1963 ONLUS" eccetera, il cui statuto formale e' "dedicato alla Conservazione della Memoria del disastro"; - il giorno seguente (19 ottobre 2004 ore 10.00 del mattino, come "primo atto", evidentemente...) verga, firma e manda una lettera di sfratto al Comitato dei Sopravvissuti del Vajont (che non sarebbe dovuta divenire, ovvio, di pubblico dominio). Ne ricaverà - oltre al mio sdegno ed al mio impegno permanente effettivo - una interrogazione parlamentare (Roma, 11/11/04) da parte del Sen. Fiorello Cortiana dei Verdi che impedirà, alla fine, la materializzazione del provvedimento. Per mesi ne parlarono anche i giornali locali. Inoltre, per inciso, la stanza da lui assegnata (su carta intestata del Comune, così come lo sfratto infame) nell'arco di due anni non fu mai nemmeno protocollata a nessun titolo, facendo dedurre quantomeno un uso "privatistico" e discrezionale di beni pubblici. E non sara' che "uno", di questo tipo di episodi tra sindaco e Memorie viventi. Questo episodio-chiave odioso manca stranamente da questo libro, da me letto avidamente (poiché anch'io ho fornito un paio di spunti) e nato dall'esigenza della Vastano di chiuderlo per la stampa nei termini temporali assegnati. Ma essendo la storia quotidiana del "dopoVajont" un interminabile e doloroso (e SCANDALOSO!) "work-in-progress", confido nelle prossime edizioni/ristampe. Nel libro, appena aperta la copertina, compare un "Errata corrige" che indica il riferimento esatto ad una frase del libro attribuita a Carlo Levi anziché a Primo Levi (sui traumi dei deportati). Io suggerirei all'autrice di correggere - pro veritate - un evidente svarione a pag. 69, ove la pagina comincia con "Va detto che Pierluigi De Cesero è nato nel 1969. Sicuramente a lui non si possono ascrivere interessi personali diretti che abbiano motivato la scelta di rendere difficoltoso l'accesso alle documentazioni da parte di Reberschak". Lo scrivente si permette di rettificare questo passaggio. Lo spunto - che le ho fornito io - sta nel fatto che a Maurizio Reberschak (storico, docente della universita' IUAV di Venezia e massimo storico documentale al mondo del "caso Vajont") scrive nell'edizione 2003 del suo corposo saggio "Il Grande Vajont", CIERRE edizioni Verona, 584 pagg., 25 Euro a pag. 279 che gli viene impedito l'accesso agli archivi documentali del CONIB, custoditi a Longarone > e di cui è "presidente" ...De Cesero Pierluigi (sì, proprio lo sfrattatore della Memoria). Ma Reberschak, convenientemente, non lo rimarca. E a capo riga seguente, passa a ringraziare invece "i sindaci" (tra gli altri) che "gli hanno reso possibile la stesura del suo libro". Come, cosa?? Insomma, anche quello che (in veste di presidente CONIB) glie lo impedisce con un reato da "stato nello Stato"??? Il CONIB, l'ente pubblico istituito per gestire ed assegnare i miliardi pubblici della "Ricostruzione" dal versante veneto (in Friuli esiste ed opera ancora il NIP, l'ente gemello, a Maniago, egualmente inaccessibile). Il Nostro, oltreché sindaco, presidente di Fondazione e CONIB, è inoltre GENERO nonché DIPENDENTE (direttore d'azienda) di un bancarottiere del "dopoVajont", cui avere in famigghia un testimonial "sindaco" e "protettore" va a fagiolo. Il Nostro, insomma occulta - non solo a nome e per conto del facoltoso suocero acquisito - pratiche, importi, e documenti a favore di numerose aziende e personaggi che hanno lucrato su dette provvidenze. Tutto legalizzato, per carità, ed oggi al riparo - forse - da inchieste. Ma allora, se tutto "fosse pulito", perché delinquere così??? Chiediamocelo. E impegnamoci a scoprirlo ed a INFORMARCI COMPIUTAMENTE sul "caso Vajont". Ascoltando, se possibile, i Viventi. Fin che siamo in tempo. Innchiusura, segnalo che oggi (2008) sono in corso nei Pirenei spagnoli due "Vajont annunciati" che stranamente il governo Zapatero pare non in grado di bloccare (certi meccanismi mafiosi di potere si replicano ovunque). Tra gli attori, una ditta che storicamente ha operato (lavorato) alla costruzione della diga del Vajont (scomparsa persino dal "palmarès" della Torno, la ditta commissionaria del 1963). In Iraq, invece, la piu' grande diga del Paese nei monti sopra Mossul sta per crollare e si preventivano 500.000 morti (tipo Vajont). Fonte: Esercito degli Stati Uniti, Genio militare. Data dell'avviso: Marzo 2007, secretato; reso pubblico e ripreso da un articolo pubblicato il 31 ottobre 2007 da P. Cockburn su "The Indipendent". Tiziano dal Farra, Pagnacco (Udine) Note sullo scrivente. Dove l'impegno della Vastano termina (estate 2003) per il libro originale, commissionatole dal sindaco di Erto e Casso (PN) Pezzin Luciano per il quarantennale, inizia casualmente il mio. Compaiono i primi articoli nazionali sulla visita di Carlo Azeglio Ciampi sui luoghi del Vajont. Io, all'epoca disoccupato e messo a casa dalla mia azienda (mobbing) mi riaccosto al tema e riscontro una diffusa quanto persistente ignoranza (nel senso piu' buono del termine) del "disastro Vajont". La maggioranza degli italiani (quella diciamo piu' fortunata) ha visto Paolini in TV nel '97. Un'altra fetta di italiani (piu' superficiale) ha visto al cinema "Vajont" di Martinelli (2001). La parte di italiani piu' beota ha poi reso benestante la Mondadori ed un certo pseudo scrittore/sopravvissuto (virtuale) ertano. Da quell'estate il sottoscritto mette pian piano online alcune paginette di ricordi personali ed articoli (altrui) per ridefinire i contorni di questa storia. Mi informo (ho purtroppo mooolto tempo libero...), incontro persone, fotocopio, scannerizzo, e pubblico in Rete quello che "non trovo": esistono decine e decine di siti personali (fotocopie) ed uno istituzionale (quello di Longarone) carentissimi di informazioni. Penso pertanto, nel mio piccolissimo, di colmare - almeno in parte - questa lacuna. Il fatto di avere visto (come Paolini e tutti i bellunesi) lo scempio lungo il Piave, aver vissuto in valle (e a Longarone per un anno, a Pirago) e lavorato ad Erto, mi spinge a ricercare - finalmente - determinae verita'. poi avviene l'episodio dello sfratto. Per due mesi ho effettive difficolta' a prendere sonno. Vado a conoscere la Sig.ra Coletti e diversi altri a Longarone. Trovo anche la Vastano, e ci conosceremo. Da quel momento in poi, dedicherò il mio tempo libero ed il mio impegno a seguire ed approfondire questa vicenda. Dalla lettura attenta di testi, sentenze ed atti amministrativi, emerge con lancinante chiarezza la vera causa del disastro: non tanto l'acqua sterminatrice, e non tanto la roccia che l'ha scatenata; quanto i silenzi e le operazioni mafiose che fecero nascere il progetto "Grande Vajont" e che - nascoste - resero possibile questa strage: i morti del Vajont sono e restano, a tutti gli effetti, dei MORTI DI MAFIA. Una mafia che non fa uso di santini o lupare, ma di pizzini (chiamansi "delibere") e avvocati. Una mafia politico-affaristico-amministrativa sopravvissuta a Mussolini ma viva e vitale piu' che mai. La stessa che localmentetrae quotidiani e annosi vantaggi e prebende dal disastro, sotto forma di voto di scambio. Che vive di omerta' (come ogni buona mafia che si rispetti) e che permea ogni aspetto della vita nazionale, dal Parlamento in giu' (ed in un paio di casi anche sopra). Dal dopoguerra in poi. E in particolar modo nelle zone "disastrate". Sotto questo punto di vista, lo "stato nello Stato" è divenuto Stato esso stesso, e i frutti di questa vergogna nazionale si notano. Non a caso, le mie ricerche (e le conclusioni logiche e documentali cui sono giunto) sono state perseguite ed oscurate - per ora - dal web. Come tutti coloro che a suo tempo si batterono per verita' e Giustizia, ho avuto i miei problemi. La Vastano, parimenti "scomoda" a questa gente, è stata boicottata, denigrata e di recente fatta segno ad una querela (ovviamente per "diffamazione", un classico "italiano"). In questo Paese in cui i sostenitori - palesi o no - del corporativismo fascista e delle sue "entrature" si sono arricchiti in oltre sessant'anni rimanendo impuniti, io direi che è "normale" che il Paese funzioni ALLA ROVESCIA. Un Paese dove le Vittime (tutti i itipi di "vittime", soprattutto se non benestanti e "senza Amici degli amici") sono costretti a dover chiedere scusa ai loro persecutori o carnefici. Ci penserà qualche avvocato. Moralmente marcio come il suo simbionte. Persino una raccolta di firme popolare per far chiedere scusa UFFICIALMENTE da Stato, ENEL e MontEdison (oggi Edison), i riconosciuti colpevoli della strage, iniziata nel 2005 e recapitata A PIEDI da Erto al Quirinale nel giugno 2007 fu boicottata (e fatta indagare dalla DIGOS di Belluno) dalla mafia longaronese. Che dire altro? Gli italiani leggono troppo poco, e quel poco è in gran parte - secondo me - cazzate (tipo "Harry Potter", o "racconti (altrui) di bosco"). Questo libro, da quel punto di vista, è un vero toccasana. Provare per credere.

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